Report dell’incontro “La città delle donne”
Un’analisi su urbanistica di genere,
cura e sicurezza negli spazi urbani
L’incontro si è tenuto il 29 gennaio 2026 presso Orbita – Casa della Partecipazione, promosso da neu nòi - spazio al lavoro APS e facilitato da Michelangelo Pavia. Il dibattito ha visto il coinvolgimento di diverse soggettività — tra cui docenti universitarie, ricercatrici, ex dipendenti comunali e residenti — impegnate in un confronto volto a decostruire gli schemi mentali tradizionali della progettazione urbana. La serata ha esplorato la città non come spazio neutro, ma come luogo attraversato da corpi con bisogni differenti, ponendo al centro i temi della mobilità dolce, del lavoro di cura e della sicurezza percepita.
Il confronto è stato caratterizzato da una riflessione profonda sulla necessità di un approccio intersezionale e femminista all'urbanistica, capace di accogliere la diversità e di trasformare il conflitto in materiale utile per nuove politiche pubbliche.
1. Visioni e Metodologia: Dall’Urbanistica di Genere all’Approccio Femminista
Il dibattito ha evidenziato come la progettazione urbana non sia mai un atto neutro, ma rifletta i rapporti di potere della società. Per superare questa neutralità apparente, il gruppo ha proposto un passaggio di paradigma metodologico:
• Oltre il binarismo tecnico: È emersa la necessità di superare la definizione di "urbanistica di genere", spesso percepita come una categoria tecnica o restrittiva, a favore di un approccio femminista e intersezionale.
• La vulnerabilità dell’esperta: Un punto di svolta nel confronto è stato la decostruzione degli schemi mentali di chi progetta. È stato ammesso che anche le tecniche e le docenti spesso operano seguendo modelli implicitamente maschili, come la tendenza automatica a progettare attrezzature sportive "genere-orientate" (campetti da calcio o basket) a discapito di altri tipi di spazi.
• Il conflitto e i dati come strumenti di verità: La metodologia proposta non cerca un consenso unanime, ma usa il conflitto per decostruire i pregiudizi. Parallelamente, è emersa la richiesta di ricerca universitaria indipendente per fornire numeri certi che possano forzare il cambiamento nelle amministrazioni.
Spunto di riflessione: Il titolo "La città delle donne" è stato interpretato come una provocazione necessaria, un punto di partenza per nominare corpi e bisogni che l'urbanistica tradizionale ha storicamente ignorato.
2. La città dei corpi in movimento: accessibilità e cura
Il dibattito ha evidenziato come la città di Palermo sia stata storicamente modellata su un utente "neutro" — giovane, sano e automunito — ignorando chi vive lo spazio attraverso il movimento lento e i compiti di assistenza. La mobilità non è un fattore neutro: i dati indicano che le donne si muovono a piedi più degli uomini, sia per la gestione dei carichi di cura (figli, anziani, disabili), sia per ragioni economiche, ricorrendo maggiormente ai mezzi pubblici.
Il divario con gli standard internazionali
È emerso un forte contrasto tra l’infrastruttura palermitana e i modelli europei citati durante l'incontro, come quello di Madrid.
• Madrid: Garantisce bus accessibili con piattaforme mobili, rampe e tre postazioni interne dedicate ai passeggini.
• Palermo: Molte linee utilizzano ancora mezzi obsoleti dotati di "gradini" all'ingresso, rendendo lo spostamento una sfida per chi trasporta passeggini o sedie a rotelle.
"A Madrid era tutto accessibile, con la piattaforma che si abbassava... stupidaggini che ti cambiano la giornata, assolutamente".
Criticità infrastrutturali e "ostacoli quotidiani"
Il centro storico e il quartiere Kalsa presentano barriere fisiche che sottopongono i corpi più vulnerabili verso situazioni di pericolo:
• Inagibilità dei marciapiedi: Spesso troppo stretti, dissestati o saturati da dehors e parcheggio selvaggio, costringono chi spinge un passeggino a scendere pericolosamente sulla carreggiata.
• Riappropriazione degli spazi: È stato citato il caso di Piazza Borsa che, dopo la pedonalizzazione, è diventata un luogo di socialità per famiglie e comunità migranti, dimostrando come la forma dello spazio determini chi può abitarlo.
• Assenza di spazi di cura neutri: Manca una rete di stanze per l'allattamento e fasciatoi accessibili anche agli uomini; la cura dell'infanzia resta così confinata simbolicamente e fisicamente alle sole donne.
"È una città percorribile? È una città in cui i marciapiedi sono agibili? [...] Il tema è attualizzare l'abitabilità di un quartiere storico come questo".
Spunto di riflessione: La "mobilità dolce" non deve essere solo un concetto urbanistico, ma una politica pubblica che garantisca l'autonomia di movimento a chiunque non rientri nel modello del "soggetto forte".
3. Geografie della sicurezza e percezione dello spazio
Il dibattito ha messo in luce un paradosso fondamentale: mentre la violenza domestica rimane statisticamente la minaccia principale per le donne, la percezione del pericolo nello spazio pubblico determina la reale abitabilità della città. La sicurezza è stata definita non come presidio delle forze dell’ordine, ma come "sorveglianza naturale" o "Eyes on the Street": la capacità dei cittadini di presidiare e rendere "amichevole" la strada con la propria presenza.
L’evoluzione del rischio: dalla "Strategia dell'Orrore" alle nuove tensioni
Il confronto tra diverse epoche ha tracciato l'evoluzione della paura a Palermo:
• La "Strategia dell'Orrore" (Anni '70/'80): In passato, il centro storico è stato vittima di uno spopolamento forzato verso le periferie. Gli edifici venivano lasciati crollare deliberatamente per favorire l'espansione edilizia della "città nuova", creando un paesaggio di buio e macerie che alimentava una paura arcaica.
• Esperimenti sociali: È stata ricordata l'iniziativa “Liberiamo i cortili”, dove interventi di natura sociale e politica (più che urbanistica) permisero ai bambini di riappropriarsi dello spazio pubblico.
"Negli anni '90... si sono realizzate cose come 'liberiamo i cortili'... i bambini andavanoa scuola da soli".
• Riappropriazione: Questi esperimenti dimostrano che l'abitabilità è frutto di una volontà politica collettiva capace di scardinare l'isolamento dei quartieri.
• Il paradosso del controllo sociale: Negli anni '70, vivere alla Kalsa significava essere immersi in una protezione "a doppia mandata". I residenti storici "seguivano" le giovani donne per proteggerle, garantendo sicurezza, ma esercitando un’osservazione costante e talvolta soffocante.
• Oggi e la piaga del crack: Sebbene quartieri come la Kalsa siano oggi percepiti come più sicuri rispetto al passato, zone come la Vucciria presentano una nuova aggressività legata al turismo di massa e alla diffusione delle droghe, che genera una tensione differente rispetto al "buio" degli anni '80.
Indicatori di sicurezza e "occhi sulla strada"
La percezione di sicurezza è strettamente legata alla vivacità dei piani terra e alla tipologia di frequentazione:
• Le saracinesche alzate: Una strada con botteghe attive e bar di quartiere è intrinsecamente più sicura di una via saturata da flussi turistici anonimi o deserta dopo la chiusura dei locali. Il commercio di prossimità funge da presidio relazionale.
• La presenza "non maschile": La percezione di comfort in una piazza cambia radicalmente se sono presenti ragazze o soggettività non maschili. Vedere altre donne abitare lo spazio lo rende immediatamente più accessibile.
• Sicurezza intersezionale: Per le soggettività LGBTQIA+, la sicurezza riguarda la possibilità di esprimere affettività in pubblico senza subire bullismo o minacce, un diritto che varia drasticamente tra i quartieri della città.
Spunto di riflessione: La sicurezza non si ottiene con le telecamere, ma restituendo le persone alla strada. Una città frequentata da corpi diversi, dove si riconoscono i vicini e dove i servizi sono attivi, è una città che smette di fare paura.
4. Il tessuto commerciale come presidio sociale: la trasformazione della Kalsa
La perdita del commercio di prossimità in favore di una monocultura turistica del "consumo mordi e fuggi" sta svuotando il quartiere della sua anima relazionale. La scomparsa delle putìe (le botteghe storiche) non è solo un danno economico, ma incide direttamente sulla sicurezza: la chiusura di un fornaio o di un piccolo artigiano significa perdere quegli "occhi sulla strada" capaci di riconoscere e presidiare il territorio.
La nostalgia per l'artigianato e Via Paternostro
È emerso un forte richiamo alla varietà commerciale che un tempo caratterizzava via Paternostro, descritta come una "via ideale" dove convivevano mercerie, laboratori e servizi essenziali. Oggi, la sostituzione di questi mestieri con attività dedicate esclusivamente alla ristorazione veloce, sta trasformando il quartiere in un corridoio per turisti, privo di servizi per i residenti.
"Io rimpiango la via Paternostro [...] perché sono sparite tutte le mercerie, chi ti aggiusta il trolley... era una via meravigliosa". "Non sono realtà paragonabili a quelle meravigliose arti, diciamo mestieri artigianali veramente straordinari... non sono sostituibili".
L’ecosistema della "Via Ideale"
Le partecipanti hanno immaginato un modello di strada che non sia un "museo per turisti", ma un ecosistema vivo dove convivono presidi culturali e necessità quotidiane.
• Servizi essenziali: Necessità di mantenere farmacie, salumerie e cartolibrerie per evitare lo spopolamento dei residenti.
• Presidi culturali: L'importanza di incentivare piccole librerie e laboratori che favoriscano una socialità più lenta e meno legata al consumo di massa.
"Quando non c'è più quest'anima, non ci sono più le putìe [...] c'è soltanto gente che viene a consumare nel quartiere dove non vive".
Il commercio come cura: "L'indicatore della carta igienica"
Un dettaglio simbolico della differenza tra gestione commerciale pura e presidio sociale è stato individuato nella sensibilità verso i bisogni del corpo. È stato osservato che i locali gestiti da donne tendono a mantenere uno standard di accoglienza superiore, spesso assente nelle grandi catene.
"Il grande cambiamento sarà quando ci sarà la carta igienica... sono posti tenuti da donne... un indicatore di accoglienza e cura".
Spunto di riflessione: La rigenerazione urbana deve passare dal rilascio di licenze commerciali più razionali, che favoriscano la biodiversità dei mestieri e restituiscano ai residenti il piacere di abitare la propria strada.
5. Oltre la "Bolla": Memoria Storica e Limiti della Partecipazione
Per rendere l'urbanistica realmente femminista, il gruppo ha evidenziato la necessità di guardare oltre la propria estrazione sociale, riconoscendo le ferite storiche di Palermo e i limiti del campione di abitanti coinvolto.
La città classista e la "bolla borghese"
Una delle riflessioni più profonde ha riguardato l'omogeneità del gruppo di discussione, definito come una "bolla borghese". È emerso che Palermo, prima ancora che razzista, è una città profondamente classista, dove la provenienza sociale determina la possibilità di abitare lo spazio in sicurezza e di accedere ai servizi.
"Siamo tutte persone borghesi... la nostra estrazione sociale forse è un po' troppo omogenea per avere davvero una lettura [completa della città]". "È una città un po' classista... questo è strutturale dovunque".
Intersezionalità: Soggettività invisibili e nuove alleanze
Una vera mappatura dei bisogni deve includere chi vive la città in orari e condizioni marginali, soggetti le cui geografie del rischio offrono una lettura unica della sicurezza.
• Lavoratrici dell'alba e Sex Workers: Sono state citate come categorie indispensabili per comprendere i limiti dei servizi e della mobilità notturna.
• Visibilità LGBTQIA+: La sicurezza intersezionale è stata definita come il diritto di non dover nascondere la propria affettività per timore di bullismo o violenza.
• Comunità di Orbita: È stato proposto di valorizzare il punto di vista delle donne in esecuzione penale esterna (messa alla prova) che frequentano lo spazio, come esempio di ascolto di soggettività non borghesi.
"Il mio senso di sicurezza di stare mano alla mano o baciare sotto casa mia una donna non è lo stesso [di farlo con un uomo]". "Coinvolgere persone con cui normalmente non abbiamo a che fare, ma che come noi vivono la città... come chi fa lavori di cura e si deve svegliare all'alba".
Spunto di riflessione: La partecipazione non deve essere un evento puntuale, ma un ascolto strutturato capace di accogliere il conflitto e trasformarlo in materiale utile per emendamenti e programmi politici concreti.
6. Conclusioni e Prospettive: Un Programma d’Azione in Evoluzione
L’incontro non è stato concepito come un evento isolato, ma come la tappa di un ascolto strutturato e permanente. Il materiale raccolto rappresenta una fotografia dinamica delle necessità del quartiere, destinata a tradursi in un programma politico e in emendamenti per la gestione dei beni comuni.
"Vogliamo scrivere delle cose... sono uscite le proposte da fare all'amministrazione comunale precise? Vogliamo scriverle e mandarle?".
Perché Palermo diventi una città realmente accogliente, sono state individuate le seguenti Azioni Prioritarie:
Spazio Pubblico e Mobilità
• Liberare i marciapiedi: È urgente ridimensionare l’occupazione del suolo da parte dei dehors e contrastare il parcheggio selvaggio per restituire il diritto al movimento lento di pedoni e passeggini.
• Trasporti realmente accessibili: Occorre potenziare la mobilità intersezionale con mezzi pubblici dotati di pedane funzionanti e garantire trasporti notturni sicuri per chi lavora in orari marginali, come le lavoratrici dell'alba.
Servizi e Lavoro di Cura
• Potenziamento degli asili nido: I servizi per l’infanzia a Palermo sono fermi ai numeri di decenni fa; è indispensabile un investimento massiccio per supportare le famiglie e il lavoro delle donne.
• "Stanze della cura": È necessario prevedere spazi neutri per l'allattamento e fasciatoi accessibili a tutti i generi nei locali e negli spazi pubblici, superando la divisione sessista dei compiti di assistenza.
• Incentivi alla biodiversità commerciale: Favorire il ritorno di botteghe artigiane e servizi di prossimità per i residenti, contrastando la monocultura della ristorazione veloce.
Simboli e Rappresentanza
• Riforma della toponomastica: Superare l'inerzia burocratica per intitolare strade e piazze a figure laiche e attiviste. Un caso emblematico è la richiesta per una targa dedicata a Rosy Castellese, ignorata dall'Amministrazione a causa del Regolamento dei "10 anni dalla morte".
• Mappatura del rischio partecipata: Coinvolgere soggettività invisibilizzate, come le sex workers e le lavoratrici della cura, per mappare le reali necessità di sicurezza della città oltre i pregiudizi borghesi.
Verso una "Città dell'Umanità"
Il report si chiude con un richiamo al "materiale umano" di Palermo. Nonostante la struttura profondamente classista e le carenze nei servizi, la città conserva un tessuto sociale capace di ascolto critico e bellezza residua. È da questa capacità di creare rete e dal superamento dei pregiudizi professionali che deve ripartire la progettazione di una città che accolga realmente ogni corpo.
"Questa città veramente può andare... c'è materiale umano per potere migliorare e quindi io ci credo a questo moltissimo".



